" Paestum, una piana di templi e di bufale" di Nicoletta Speltra

http://viaggi.lastampa.it/fnts/viaggi-lastampa/immagini/resized/v/e/vestigia-greche-i-templi-di-paestum-furono-edificati-dai-coloni-della-magna-grecia-tra-il-sesto-e-il-quinto-secolo-ac_158448_407x229.jpgOcchi selvaggi e iniettati di sangue». Le bufale campane, quando le vide Goethe, nel marzo del 1787, si aggiravano con aria torva tra gli acquitrini e le sterpaie che invadevano la vasta pianura alluvionale del fiume Sele, aperta a ventaglio verso il golfo di Salerno, tra i monti Picentini e i monti Alburni. Manto nero come la pece e corna curve e aguzze, questi animali incontrati «per vie impraticabili qua e là paludose», non dovettero piacergli granché, al contrario dei cavalli di una razza nata poco distante da lì, nella Tenuta Reale di Persano, dove Goethe dimorava, ospite alla corte dei Borbone. Qui il padrone di casa, Ferdinando IV, spendeva le giornate in battute di caccia tra i boschi ricchi di selvaggina, mentre nelle scuderie i responsabili dell’allevamento andavano affinando le caratteristiche della nuova razza equina incrociando stalloni andalusi o mediorientali con fattrici locali. Dalla Casina Reale, fatta edificare oltre trent’anni prima dal padre Carlo, capostipite della dinastia, uno stradone lungo oltre dieci chilometri attraversava feudi e puntava dritto verso il mare. Oggi questa costruzione fa parte del Comune di Serre ed è proprietà del demanio militare mentre sul territorio confinante è istituita una riserva naturale di quasi diecimila ettari, centodieci dei quali sono racchiusi nell’Oasi WWF di Persano: un mosaico fatto di laghi, canneti e boschi di salici e pioppi in cui le gallinelle d’acqua, le anatre selvatiche e le folaghe che un tempo finivano sulle tavole dei re sono specie protetta, insieme alle lontre, rarissime da vedere nel resto d’Italia.

Le bufale, poi, nella piana del Sele bonificata, sono diventate ospiti d’onore, curate e coccolate in allevamenti simili a beauty farm, per via dei prodotti pregiati del loro latte lievemente profuma to di muschio: non solo le rinomate mozzarelle ma anche ricotte, yogurt, budini e gelati. Le antiche bufalare, le costruzioni a pianta circolare in cui il latte veniva trasformato in formaggio al fuoco di una grande camino e all’ombra di un grande tetto a cono, sono considerate reperti di archeologia rurale. Le più grandi si trovano negli orti di masserie floride e belle come dimore gentilizie perché i prodotti della terra in questa zona portavano prosperità e facevano meritare titoli nobiliari alle famiglie degli agricoltori. Come ai Bellelli: illuminati signori di campagna che esportavano i fruttidel proprio lavoro in tutta Europa e venivano nominati baroni da Gioacchino Murat, divenuto re di Napoli, e consegnati alla storia da Edgar Degas con un ritratto esposto nelle sale del Musée d’Orsay. I discendenti continuano tuttora a far progredire l’azienda agricola e in più hanno trasformato una parte della struttura in albergo. In zona, nel reticolo ordinato di strade, canali e poderi creato con la riforma fondiaria, ce ne sono diversi, perché questo territorio, oltre ad essere fertilissimo, dai tempi del Grand Tour non ha mai perso le sue attrattive.

Il mare e le spiagge sabbiose bordate da pinete sono a metà strada tra la costiera amalfitana e quella cilentana. Qui la foce del Sele è un luogo amatissimo dai pescatori perché le correnti portano spigole e cefali in quantità. Ma sono soprattutto i templi di Paestum, patrimonio dell’umanità, le mete predilette lungo queste strade: i coloni greci che li costruirono tra il sesto e il quinto secolo a. C. resero omaggio a Hera, Nettuno e Athena e iniziarono un’opera di promozione del territorio che ha sfidato i secoli, attirando generazioni di viaggiatori fin da quando intorno non c’erano che pantani. L’Heraion, i resti dell’antico santuario legato alla leggenda degli Argonauti, e la celebre Tomba del Tuffatore, conservata nel museo archeologico, sono altre testimonianze importanti delle origini di quest’area.

All’estremo opposto della pianura, verso Pontecagnano, in un altro museo archeologico, troviamo le tracce del popolo degli Etruschi, che era arrivato fin qua. La storia si è inerpicata anche sulle colline che guardano verso la piana, come quella ricoperta di ulivi da cui si affaccia il borgo medievale di Altavilla Silentina o quella del pittoresco Castelluccio di Battipaglia, fondato dai Normanni, appartenuto a Federico II di Svevia e poi riedificato nel Novecento, o ancora l’altura dei Picentini su cui sorge il castello di Eboli, per Carlo Levi ultimo avamposto della civiltà prima di quella Lucania che lui considerava arcaica.

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