'Pelle di donna. Identità e bellezza tra arte e scienza' alla Triennale di Milano

http://www.mentelocale.it/img_contenuti/collaboratori/grandi/Nudo_di_schiena.jpgLa pelle. Sottilissima e resistente barriera tra la vulnerabilità dell'uomo e la forza del mondo esterno. Alla Triennale (viale Alemagna 6), fino al 19 febbraio, la protagonista assoluta della mostra Pelle di donna. Identità e bellezza tra arte e scienza, a cura di Pietro Bellasi e Martina Mazzotta.

Ad accesso gratuito, sono godibili piccoli capolavori che hanno fatto la storia dell'arte. C'è la mitica fotografia di Giuseppe Bellone che immortala Piero Manzoni, nel suo studio di via Fiori Chiari a Milano, mentre 'plasma' la sua statua vivente, apponendo una firma sulla pelle di una modella. Ci sono le sue Impronte d'artista, nel mondo dell'arte contemporanea, dove tutto è falsificabile, il sigillo più immediatamente riconoscibile e identificante.

C'è la donna-violoncello di Man Ray, Alice Prin, nota come Kiki, che con due segni ad effe è trasformata da bagnante di Jean Auguste Dominique Ingres in strumento da suonare.

Di Man Ray sono esposte anche Fifty Faces of Juliet in 8 fotografie, La robe noir dove la seconda pelle raggrinzita è plastica avvolgente, Noir et blanche, che oppone e confronta il volto di porcellana di donna a una maschera africana, passione degli artisti del Novecento.

Di Marcel Duchamp sorride la Gioconda rasata, non altro che una riproduzione di L.H.O.O.Q., (Elle a chaud au cul) in cui la pelle si accalda, e quindi della Monna Lisa di Leonardo. L'arte contemporanea e la fotografia d'altronde si basano sul concetto di ripetizione e serialità: aveva ragione Manzoni!

Non solo fotografia. In mostra compaiono anche una litografia con Mademoiselle Marcelle Lender en buste di Henri de Toulouse – Lautrec, un olio di Alberto Savinio con l'androgina e contemporanea Penelope, la pelle di cera fusa di Anna Morandi, i décollage di Mimmo Rotella, i collage di Grazia Gabbini, le miniature di Ettore Sobrero, sculture braille, ad uso di non vedenti, installazioni, il tamburo-fontana di carta e caucciù di Maia Sambonet.

Artisti di oggi e di ieri, tutti a parlare di pelle. Perché – scrive Gillo Dorfles – nella prefazione del catalogo «Che ognuno 'tenga prima di tutto alla propria pelle'; che gli accada di avere 'la pelle tesa' per lo spavento, o addirittura che gli venga 'la pelle d’oca': basterebbero questi o tanti altri modi di dire per dimostrare quanto la nostra pelle ci sia cara, anzi indispensabile». ( Fonte: www.mentelocale.it)

Laura Cusmà Piccione

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