Queyras, il lato nascosto del Monviso - di Roberto Longoni

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http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1361384853866_0.jpgL'altra faccia del Monviso, quella che parla francese. Il lato della piramide alpina dal quale non scende il Grande fiume, ma che ancor più ripido e selvatico protegge un segreto chiamato Queyras. Sessantacinquemila ettari di parco naturale regionale incastonati al di là della val Varaita, ai margini delle grandi rotte del turismo. Uno spazio verde (e imbiancato a dovere d'inverno) tutto da scoprire. Un angolo di Francia del sudest nel quale lo sci s'è inserito in punta di scarpone, senza arroganza alcuna. Nessuna forzatura, nessuna colata di cemento ispirata da architetti (che spesso hanno lasciato segni pesanti tra le vette  transalpine) chiamati   a moltiplicare posti letto per parchi invernali inventati dal nulla. Stesso discorso vale per le piste: i colpi di scure per aprire tracciati nei boschi sono stati il più possibile limitati.

 Il Queyras, oltre che un regno dei camosci e delle aquile,  è un antico territorio umano che ha mantenuto le proprie caratteristiche. Otto i suoi villaggi affacciati a quote diverse lungo il corso vorticoso della Guil. Piccoli, in media con trecento abitanti, ma con  identità ben radicate. Il più importante e suggestivo è Saint-Véran, il comune più alto d'Europa («dove i galli beccano le stelle»), con i suoi  2.040 metri di quota. Un paese stretto, lungo un chilometro, costruito in sasso e legno a fil di costa in faccia al sole (non a caso una ventina di artistiche meridiane fanno capolino dalle facciate delle sue case). E' anche quello dal comprensorio sciistico meglio fornito, con 36 chilometri di piste tracciate in un'area dal dislivello di mille metri.
Gli altri villaggi sono Aiguilles, Arvieux (nel cui forno pubblico fino agli anni '60 le famiglie cuocevano pane di segale in quantità tali da bastare per tutto l'inverno), Ceillac, Molines, Ristolas e Abriès, il più vicino al confine italiano, e infine Château-Ville-Vieille, dove Philippe De Broca girò alcune scene del film «Il cavaliere di Lagardère». Questo villaggio di poco più di 300 anime era capitale della regione all'epoca della Repubblica degli Escartons. La formarono, nel XIV secolo, oltre al Queyras altre quattro valli alpine tra Marsiglia e Torino: il Monviso le faceva da perno. Un caso non solo politico, ma anche culturale. Il 90 per cento degli abitanti di quel territorio sapeva scrivere, leggere e far di conto. All'avanguardia per quei tempi, come ora lo si è per internet: tutto il Queyras è coperto dalla rete, anche grazie al wi-fi.
Sci alpino e di fondo, con otto piste considerate tra le più belle di Francia, snowbording, passeggiate sulle racchette da neve (con 45 chilometri di percorsi riservati) o in slitta. Due le cascate di ghiaccio (Ceillac e Aiguilles) a disposizione degli scalatori. Negli ultimi tempi s'è anche diffuso il ruisseling, la risalita guidata di torrenti gelati, con ramponi e piccozze. Sul colle dell'Agnello è a disposizione la via più alta d'Europa (a 2.744 metri di quota) per chi vuole provare l'emozione di condurre una slitta trainata dai cani: altri tracciati suggestivi sono sul colle dell'Izoard o nella valle dell'Alta Guil. La stazione della valle dell'Izoard si è equipaggiata anche con una sedia a rotelle con gli sci e di una slitta meccanizzata che consente anche ai diversamente abili di divertirsi sulla neve.
Per i tradizionalisti dello sci o dello snowboard 73 piste, distribuite lungo 90 chilometri, divise tra nere, rosse, blu e verdi. Per questa stagione, resteranno aperte fino al primo aprile. Il giornaliero che dà il diritto d'accesso a tutti i comprensori  costa 24,90 euro al giorno e consente l'accesso a tutti i comprensori. Chi, invece, è pronto a spendere il sano sudore necessario per le risalite dei fuoripista qui non ha che l'imbarazzo della scelta, per andare nel silenzio, sulle orme di camosci, stambecchi, mufloni, lepri artiche ed ermellini, scivolando su candidi pendii o  nelle macchie di pino cembro e  pino silvestre, di abeti rossi e larici.  Una delle guide più esperte e capaci è David: lo si trova alla Maison de Gaudissard, un hotel-gite spartano ma caloroso a Molines-en-Queyras (www.gaudissard.com).
Naturale che venga appetito dopo tanto movimento. Anche la cucina di queste montagne merita approfondite esplorazioni. Essendo in Francia, può valere la pena partire dai formaggi. Il migliore tra quelli locali è il Bleu du Queyras, un erborinato a pasta dura che dà il meglio di sé  abbinato con il miele di api nere locali. Altri piatti forti sono l'agnello e il capretto, che qui vengono cucinati alla brace o stufate. Infine, tra i dolci,  le croquette du Queyras, i biscottini secchi parenti stretti dei nostri cantucci.
Fonte: www.gazzettadiparma.it