" Salento, un altro mare" di Luca Bergamin

http://viaggi.lastampa.it/fnts/viaggi-lastampa/immagini/resized/s/a/salento-baia-di-porto-selvaggio_242664_407x229.jpgI cavalli galoppano sul tratturo che tra gli uliveti e la pineta “nasconde” e protegge una delle meraviglie naturalistiche del Salento, il Parco Naturale di Porto Selvaggio. E' mattina presto, i profumati cespugli di mirto dalle bianche corolle e bacche porpora e blu, le macchie di lentisco dalle spine rosse sono il tappeto sul quale il Mar Ionio srotola la sua lingua di un azzurro dai colori cangianti. Le insenature in questo tratto di costa salentina sembrano fiordi dalle cornici arzigogolate, a forma di imbuto, che si insinuano tra i pini di Aleppo. Per arrivarci, lasciata la barocca Nardò con le sue chiese dell'Immacolata, Santa Chiara e soprattutto San Domenico, il salotto di Piazza Salandra ove affacciano il Palazzo del Tribunale, la guglia dell'Immacolata, il cinquecentesco Sedile, il Palazzo Municipale risalente al '700 e la Fontana del Toro, si imbocca la strada verso Santa Caterina. Ed ecco lo stupore per la sfilata di ville in stile liberty, neoclassico e palladiano, dimore che richiamano bagli siciliani, invasi da impertinenti buganvillea, palazzi dalle facciate moresche come Villa Cristina che sfoggiano infissi dalle fitte trame. Al termine di questa infilata di capolavori architettonici, la meraviglia di Porto Selvaggio (www.portoselvaggio.net), punteggiata dalla sagoma delle torri cinquecentesche di Santa Maria dell'Alto a sud e di Uluzzo a nord: salendo sulla scalinata in pietra del primo dei due avvistamenti saraceni, si gode una vista incantevole sulla città vecchia di Gallipoli, la Marina di Santa Caterina dalle cui rocce si ragazzi si tuffano in mare, e poi giocano a nascondino nelle Grotte di Torre dell'Alto, Capelvenere e del Cavallo. Fare il bagno nel mare che... riempie come una jacuzzi naturale le cale formate dall'erosione carsica, seguire i percorsi di trekking che portano alla Palude del Capitano e al sito archeologico romano del Frascone è un piacere per gli occhi, il corpo e la mente.

Oltrepassata Gallipoli, seguendo la strada che porta a Lido Pizzo, ecco stagliarsi all'orizzonte un'altra perla del Salento, che si fregia del meritato soprannome di Caraibi della Puglia. A Punta della Suina, infatti, il mare è smeraldo, turchese, sulle rocce che cingono la baia, gli ombrelloni blu ospitano vip del cinema internazionale come Jude Law e Sienna Miller, il regista Ferzan Ozpetek se ne è invaghito dopo aver girato qui una delle scene cult di Mine Vaganti, mentre Biagio Antonacci vi ha appena girato il suo ultimo video. Dall'alba al tramonto i dj dalla terrazza bar diffondono le note di musica jazz, soul e blues, da gustare bevendo il caffè col ghiaccio e il latte di mandorla. Per poi compiere una romantica passeggiata tra le dune di sebbia punteggiate di rosmarino e gigli selvatici sino a Lido Pizzo e alla torre saracena, raccogliendo cozze patelle e ricci di mare (www.puntadellasuina.it). La sera, dopo che è calato il tramonto, è bello tornare a Lecce per gustare l'aperitivo all'Enogastronomia Povero, una delle ultime novità del capoluogo salentino, nel centro storico barocco incastonato tra Piazza S. Oronzo e Piazza Duomo, dove assaggiare i crostini di pane casereccio cosparsi di sottaceti fatti in casa, la selezione di formaggi tra i quali spiccano il figaccio con latte di fico, la caciotta al negroamaro, e poi le cicorie e fave di campagne, la bresaola di toro e il carpaccio di bisonte; bisogna provare anche la taieddhra, un piatto di riso con patate, cozze e zucchine cotta al forno in pietra, e sorseggiare l'amaro raulu all'alloro (www.enogastronomiapovero.com). E, se ancora non si è sazi, c'è ancora il Ristorante Lounge Bar 300mila (www.300mila.com), all'angolo della vivacissima Piazza Mazzini, dall'atmosfera trendy e rilassata, in cui mangiare piatti di pesce e sushi.  Il giorno dopo, prima di lasciare il Salento, dopo la colazione a base di pasticciotti ripieni di crema alla Pasticceria San Carlo (per dormire c'è l'Hotel President che ha conservato il suo stile tipico degli anni '70, (www.hotelpresident.com), c'è un rito di shopping che fa impazzire le donne del Salento: acquistare o anche soltanto ammirare i gioielli del designer di pietre preziose Gianni De Benedittis, figlio di un falegname ebanista di Nardò, cresciuto forgiando con le sue mani giocattoli di legno, che con le sue invenzioni ardite, sfrontate, le sue provocatorie croci, le collane  di corallo, gli anelli portarossetto, ventilatori, tempestati di diamanti, ha fatto amare il suo marchio Futuro Remoto Gioielli a stilisti e registi del grande cinema (www.futuroremotogioielli.it).
Fonte: www.stampa.it

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