Sardegna, i Caraibi a 2 passi da casa

http://www.mentelocale.it/img_contenuti/collaboratori/grandi/villasimius.JPGMacchè Maldive, macchè Bahamas, macchè Seychelles. Per raggiungere queste località è necessario percorrere migliaia di chilometri (e spendere non certo poco) quando le stesse meraviglie le abbiamo vicino a casa. Basta prendere un aereo o un traghetto per trovare un angolo di paradiso: la Sardegna. Anche Fabrizio De Andrè se ne era accorto tanto da scegliere questa terra come sua residenza preferita: «la vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso». È una frase pronunciata nel 1996 dal cantautore genovese, pochi anni prima della sua scomparsa.

Ma noi abbiamo voluto toccare di persona per comprovare la veridicità di quelle parole e siamo partiti alla volta dell’isola: dall’interno fino sulle coste l’abbiamo girata tutta ma è del suo litorale che ora vi vogliamo parlare perché (aveva ragione De Andrè) i suoi paradisi di sabbia e un mare dalla trasparenza surreale non lasciano certo indifferenti, una vera oasi di straordinaria bellezza.

 

C’è da dire che nei mesi centrali dell’estate non si riesce a godere fino in fondo di questo eden a due passi da casa. Parlando con alcuni residenti abbiamo saputo che la stagione balneare qui non finisce mai: durante l’inverno quando c’è il sole (e c’è quasi sempre) si può tranquillamente andare al mare per mantenere la tintarella anche in inverno.

Ogni centimetro di costa non delude anche se alle aspre rocce della costa sud occidentale, a nostro avviso, sono da preferirsi quelle del nord, nord est e sud.

E proprio dal sud, dove si trova il capoluogo della regione, Cagliari, che iniziamo a raccontarvi questa meraviglia. Immaginiamoci di sorvolarla dall’alto come gli uccelli perché questo sarebbe il punto di vista migliore per avvicinarsi alla città: c’è la Cagliari di acqua e di sole, quella dell’approdo per i navigatori fenici, c’è quella arroccata e diffidente dei soldati di Pisa e c’è la città di affari e di traffici che ci riporta all’impero di Roma. C’è la sua meravigliosa spiaggia, il Poetto, una lunga striscia di sabbia (circa 6 Km) dove, con il capo Sant’Elia che lo racchiude ad occidente e la costa di Quartu e Villasimius ad oriente, la vista panoramica si estende fino alle montagne del Sarrabus ed a Capo Carbonara.

Lo scrittore cagliaritano Giaime Pintor (considerato negli anni Trenta una delle promesse della letteratura italiana contemporanea, morto prematuramente all’età di 24 anni), definì le sabbie del Poetto «quasi africane» con dune di sabbia fine e bianca.

 

Purtroppo nel 2002, per rimediare alla continua erosione della spiaggia ad opera del vento, degli uomini e, ovviamente, del mare, si è tentato un ripascimento: attraverso un sistema di draghe è stata prelevata la sabbia a qualche miglio dalla riva, in modo tale da riportare la spiaggia alle sue originarie dimensioni. Tuttavia il risultato si è dimostrato sconvolgente: la sabbia finissima e bianca di una volta è stata sostituita da una completamente diversa per colore, granulometria e frammenti di conchiglie. A distanza di tempo la situazione non è migliorata, ma tutto questo non inficia la bellezza di questa "costa urbana". Questo meraviglioso lungomare, che i cagliaritani chiamano familiarmente su Poettu offre sempre un panorama suggestivo e incantato. A cominciare dall'imponente Sella del Diavolo, un ampio promontorio di forma inconfondibile, che si staglia proprio dove comincia la spiaggia ed è visibile fin da Capo Carbonara. Sul lungomare la spiaggia del Poetto presenta un'infinità di servizi. Chioschi e bar lungo tutto l'arenile, edicole, parcheggi, ristoranti, pizzerie e servizi pubblici.

 

Partendo da questa striscia di litorale sarebbero molti i luoghi che meriterebbero una menzione. Noi abbiamo scelto di descrivere quelli che ci sono maggiormente rimasti incollati agli occhi. Dirigendosi ad oriente si iniziano ad incontrare calette nascoste, sabbia bianchissima o rive di ciottoli, come a Cala Regina. Le schiere compatte di case da vacanza a Torre delle Stelle, a Geremeas, a Solanas. Le lunghe insenature di Porto Sa Ruxi, di Campus, di Capo Boi. Ecco Villasimius, paese che d’estate si ingrandisce e anima le notti trascorse all’aria aperta. Rimettendosi in marcia, è arduo decidere una meta: da Cala Pira a Capo Carbonara, dalla spiaggia di Sinzias a quelle di Quirra, non c’è una destinazione che manchi di fascino.

C’è solo da scegliere quale prezzo pagare alla fatica: costa qualche minuto di cammino, infatti, l’atmosfera serena e rilassante degli arenili meno frequentati.

 

Diverso, ma non meno ricco di occasioni, il cammino verso ovest. All’altezza di Pula, per esempio, l’area archeologica di Nora riuscirà ad incuriosire persino i fanatici dell’abbronzatura intensiva. Ma le dune di Chia, una delle spiagge più scenografiche della Sardegna, fanno una concorrenza spietata ai richiami archeologici: alte colline di sabbia bianchissima che scendono verso il mare fanno di Chia un’area da segnarsi in agenda, nel caso di un eventuale ritorno.

La prosecuzione verso Teulada garantisce vedute da cartolina e una serie di tentazioni per stendersi al sole in zone che furono di esercitazioni militari e che ora, grazie alla smilitarizzazione, sono fruibili a tutti, ma con alcuni accorgimenti imposti dal comune di Teulada: per raggiungere il mare si deve lasciare l’auto a qualche centinaio di metri dalla spiaggia (in un parcheggio apposito pagando 5 Eu a persona) e per evitare quello che è successo negli anni alla spiaggia del Poetto di Cagliari, è vietato calpestare le bianche dune di sabbia.

 

Dirigendosi ancora più ad ovest, l’istmo di Sant’Antioco permetterà di raggiungere l’ex isola (il collegamento è artificiale) e si raggiunge così l’abitato di Calasetta dove, dal suo porticciolo salpano i traghetti per Carloforte, approdo dell’isola di San Pietro, bagnata, quest’ultima, da un mare limpidissimo, ancora oggi uno dei luoghi più incontaminati del mar Mediterraneo.

Un «Bona a vui» è il minimo che potreste sentirvi dire dai suoi abitanti poiché fu fondata nel 1738 da pescatori liguri profughi da Tabarka, un'isola al largo della Tunisia, colonia ligure di proprietà dei Lomellini, allora signori di Pegli che, allo scopo di sfruttare i ricchi banchi di corallo, l'avevano popolata con pescatori quasi esclusivamente pegliesi.

Ora la pesca non è scomparsa, ma la vocazione turistica ha modificato le abitudini degli abitanti. La bellezza delle coste rocciose, l’erosione del mare che si insinua creando grotte e tagli sulle pareti a strapiombo continua, infatti, a conquistare gli animi di chi si avvicina. ( Fonte: www.mentelocale.it)

Autore: Antonella Guglielmi

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