" Saturnia, le terme della giovinezza" di Gianni Ranieri

http://viaggi.lastampa.it/fnts/viaggi-lastampa/immagini/resized/t/e/terme-di-saturnia-al-tramonto_304667_407x229.jpgA Saturnia, luogo maremmano di calde acque rigeneratrici (non da bere: per il «mommo», come i nonni toscani, muniti di bicchiere e di sigaro, chiamano il vino, ci sono il Morellino di Scansano e il bianco di Pitigliano) che un tempo si chiamava Eurinia, erano di casa gli etruschi quando andavano a farsi un po' di signorili vacanze - e sembra che andassero spesso - in uno dei luoghi più fascinosi della Toscana. La presenza degli etruschi non è che impressioni eccessivamente. Gli etruschi erano dappertutto e a quei tempi se aprivi un cassetto della biancheria, in mezzo ai pigiami e ai calzini quasi sempre ci trovavi anche un etrusco: un po' come succede adesso con i giapponesi. O babbo, c'è un giapponese nella scatola de' biscotti che fotografa i cavallucci. I cavallucci sono dolci toscani del periodo natalizio e naturalmente gli etruschi non li potevano conoscere. Ma i giapponesi sì e, oltre a mangiarli, li fotografano. C'è però un personaggio che ruba la scena agli etruschi e ai figli del Sol Levante. Un personaggio che a Eurinia, rinominata Saturnia dagli antichi romani, non va soltanto per esigenze sulfuree, carboniche e alcaline, non va per curarsi la pelle, per diventare più bello e rafforzare le ossa, ma ci si reca perché Saturnia è di gran moda, è un raffinato appuntamento di delizie invernali, e ai tempi di quei romani le delizie invernali o primaverili o estive erano delizie veramente. Il personaggio che nessun turista giapponese ha mai fotografato dal vivo, è nientemeno che Caio Giulio Cesare, un giovinetto delicato delicato con vaghe sfumature femminee, ancora molto lontano dalle gesta che lo renderanno memorabile. Che cosa ci faceva Caio Giulio a Saturnia? Amoreggiava. E spendeva e spandeva. E frequentava gli aristocratici coetanei, donne Ae uomini, tutto rasato e profumato, con la chioma piena di inanellamenti, boccoli e cornetti. Insomma, secondo il grande storico Teodoro Mommsen che ce ne dà notizia, il futuro conquistatore aveva un gran numero di riccioli e un ancor più sostanzioso numero di debiti, che si guardava bene dal pagare. Non li pagava mica perchè fosse tirchio e cattivo, ma perchè era tutto preso dall'apprendimento dell'arte della toeletta di cui a diciotto anniera già maestro. Gli etruschi hanno smesso di Montalto condurre ad Eurinia le loro mogli e fidanzate per i rassodamenti e le maschere al fango miracoloso di cui le gentili signore andavano pazze, e Giulio Cesare non lo si è più visto alle terme dal 49 a.C. anno in cui, di ritorno dalle Gallie, aveva troppo da fare a Roma per pensare alle vacanze in Maremma. Ma Saturnia è sempre lì, sempre più bella, al centro d'una corona sulla quale si pavoneggiano Scansano, Magliano, Manciano, Pitigliano e Santa Fiora gemme d'una terra tutta incanti e misteri. Il primo dei quali riguarda il cambiamento del nome da Eurinia a Saturnia. Lo storico Lucio Cornelio Sisenna affermava che Giove, stufo dei lamenti di
Saturno circa le troppe guerre in circolazione, scagliò un potentissimo fulmine contro il collega il quale, con balzo felino, avrebbe scritto uno sportswriter, schivò il proiettile che andò a conficcarsi nelle terre della campagna maremmana, in località prossima al Monte Amiata. E perchè proprio lì? Questo Cornelio Sisenna non ce l'ha spiegato, però in quella campagna si aprì un cratere come se le fosse piovuta addosso una bomba e nel cratere i romani costruirono una piscina, quindici metri per quindici, affinchè Giulio Cesare potesse farci il bagno di salute e di beltà. I resti della piscina si vedono ancora nei pressi della Porta Romana.
Dalle falde del Monte Amiata, fornitore di buonissime castagne che, lessate, intessono fraterni rapporti con il Morellino, acque sulfureo-carbonico-solfato-bicarbonato-alcalinoterrose scendono a settecento metri di profondità. La temperatura, di 15° nel punto di infiltrazione, aumenta di 3° ogni cento metri e durante il viaggio lungo i calcari cavernosi, l'acqua fa il pieno di sali minerali. Sotto le attuali terme di Saturnia una faglia che a 200 metri di profondità interrompe il tetto argilloso fa riemergere l'acqua in lieti zampilli a 800 litri al secondo e alla temperatura di 37°. Una volta che le signore abbiano riacquistato, grazie a fanghi e immersioni, l'elasticità dei vent’anni, una volta che mogli e mariti, fidanzati e single abbiano visitato e ammirato il borgo antico finalmente sereno nella quiete invernale, può cominciare la festa. Arrivino a tavola i crostini di caccia, la fettunta e il suo innamorato bianco di Pitigliano, la zuppa di funghi, l'agnello e il coniglio fritti, l'acqua cotta, la scottiglia, le pappardelle col sugo di cinghiale. E il vino rosso bono e l'olio bono. Santo cielo, ma questa roba non rovina la pelle? Una nuotata all'aria aperta con 37 gradi di calore rimetterà tutto a posto. È Saturnia, bellezze.
"È al centro d’una corona di borghi come Scansano, Magliano, Manciano, Pitigliano e Santa Fiora"
Fonte: www.lastampa.it

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