SempreVerdi : Simon Boccanegra a Vienna - di Elena Formica

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http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1361956034207_0.jpgS’è tolto lo sfizio di debuttare come Fiesco a Vienna. Non in un teatro qualsiasi o lontano da sguardi indiscreti, bensì alla Wiener Staatsoper. Sala gremita, critica schierata, pericolosi confronti con il passato. Per niente facile. L’esito? Michele Pertusi ha riportato l’ennesimo successo. Tra gli highlights del bicentenario verdiano a Vienna figurava infatti il Simon Boccanegra con Plácido Domingo nel ruolo del titolo e proprio lì, in quella produzione, il basso parmigiano s’è lanciato nell’avventura di Fiesco. Contesto prestigioso. Ma rischioso. Un debutto senza rete. Chapeau! 
Riportare la notizia del trionfo di Domingo nella capitale austriaca (dove ha casa ed è letteralmente adorato) è cronaca doverosa di un rito che si ripete: oltre 20 minuti di applausi al termine della “prima”, standing ovation, ripetute chiamate alla ribalta del tenorissimo che ora canta da baritono. Attorno alla star, però, gravitavano elementi di non minore interesse, anzi persino più intriganti perché non scontati. Tra questi, oltre al Fiesco di Pertusi, il debutto del soprano Maija Kovaleska nel ruolo di Amelia/Maria e la splendida prova del tenore Roberto De Biasio nella parte di Gabriele Adorno; per lui si trattava dell’esordio alla Wiener Staatsoper in un ruolo verdiano già interpretato al Metropolitan di New York. 
Regia di Peter Stein, già vista. Anti-melodrammatica, efficace sempre. Sul podio Evelino Pidò: una direzione raffinata, un Simon Boccanegra di grandi suggestioni orchestrali. Venendo al dunque, il mitico Plácido è rimasto comunque un tenore. Ha voce sana, invidiabile data l’età (anche in confronto a certi giovincelli ambiziosi), però nel ruolo ha esercitato il carisma di un Domingo più che la forza morale, il sentimento, di un Boccanegra. Si è avvertita la tendenza a cantare quasi sempre “mezzo forte”, con l’effetto da un lato di evidenziare la prestanza, ancora sensibile, dello strumento vocale, dall’altro appiattendo  il personaggio su un livello monocorde, psicologicamente statico, ragguardevole per presenza scenica e istinto, ma non parimenti intenso sul fronte drammatico. 
Quanto a Fiesco, ruolo affidato di solito a bassi profondi, ha avuto in Pertusi - che certo non è in possesso di una corda così scura, di una pasta vocale così addensata, grave, massiccia - un interprete di indiscussa nobiltà: ciò in virtù di un  fraseggio assolutamente esemplare e di quella sua voce duttile, sinuosa, elegante, capace di proiettarsi verso il pubblico come teleguidata dalla parola, intesa qui come cellula vivente, costitutiva, del “fatto” scenico e musicale. Non si è invece dimostrata all’altezza delle attese Maija Kovaleska. Bella e applauditissima, sia chiaro. Però di Amelia /Maria ben poco si è udito. Un cantare, il suo, senza bussola; da naufraga nel gran mare di Verdi. Bene assai Mario Caria (Paolo), Dan Paul Dimitrescu (Pietro) e il coro.
Fonte: www.gazzettadiparma.it