" Siracusa immersa tra storia e natura" di Giovanna Bragadini

http://www.movingitalia.it/_images/upload/siracusa/Siracusa%20Ortigia.jpgVado in città»: a Siracusa significa «vado a Ortigia», isola consacrata a Diana e abitata fin dai tempi più remoti. Lì si trovava l’Acropoli, luogo del sacro, del tempio di Artemide e di quello di Athena: costruito grazie a un ricco bottino di guerra, era uno dei più eleganti mai visitati da Orazio, il più bello della Sicilia. Arriva il cristianesimo, dal VI secolo le mura bizantine e le colonne del tempio, lasciate a vista o trasformate in pilastri, diventano parte della cattedrale. Prima rivolta al mare aperto, la facciata cambia direzione dominando la piazza; ricostruita dopo il terremoto del 1693, distruttore di quasi tutte le testimonianze medievali, diventa parte del nuovo trionfo barocco nascondendo un interno giocato sul contrasto forte tra le nere volute del ferro battuto e il bianco rigore della pietra. La più importante città greca dell’Italia meridionale è diventata nei secoli una stratificazione di culture e stili: basta spostarsi di poco dal Duomo per arrivare nelle «fasciste» via Roma e Corso Matteotti, sventramenti pro parate militari, mentre ai lati l’antico impianto sopravvive intatto. Nella lingua estrema, Ortigia termina con l’austero e ventoso Castello Maniace, prima bizantino poi federiciano difensore del porto naturale. Spostandosi sulla terraferma, a testimoniare i fasti passati pensano il Museo archeologico regionale e il Parco archeologico: il primo con una collezione di reperti senza pari, il secondo con un teatro preso a modello dai Romani. Siracusa è l’unico luogo italiano dove ha senso la presenza di un Istituto Nazionale del Dramma Antico: ricoperto da una struttura lignea non dissimile da quanto doveva essere in origine, il teatro ogni anno ospita rappresentazioni classiche uniche per la commistione fra sito, rito e mito. In tutto il Parco si respira un mistero impalpabile, tinto d’inquietudine fra le Latomie, le cave un tempo utilizzate anche come prigioni e custodi di un lussureggiante agrumeto.
Qui è il famoso Orecchio di Dionisio: la sua forma non ha spiegazioni, leggenda lo vuole costruito dal tiranno per spiare le conversazioni provenienti dal soprastante tempio di Apollo (il primo ad avere una struttura interamente in pietra). Mito e misticismo s’incontrano spesso a Siracusa, che siano amori tra ninfe e pastorelli o l’adorata patrona Santa Lucia, con due chiese a lei dedicate. La più antica, ove Lucia fu sepolta e dove si trovano le catacombe, era la sede naturale del dipinto commissionato al Caravaggio durante il suo soggiorno in Sicilia, ora sull’altare dell’altra chiesa dedicata alla Santa, vicino al Duomo: che a sua volta ospita alcune reliquie dall’avventurosa storia e la statua portata in processione ogni anno. Ma l’amatissima Santa qui non porta doni ai bambini, rallegrati invece nel giorno dei Morti.
La ricchezza di storia va di pari passo con le sorprese naturalistiche. La Fonte Aretusa – ninfa scontrosa fattasi liquida – è uno specchio d’acqua dolce sul lungomare, miracolo adornato da alti papiri e affiancato da Ficus grandiflora ultracentenari; altri ficus, i «beniamino», offrono al mare un fronte di fronde compatte e squadrate, apprezzato riparo estivo. Paradiso del birdwatching, la zona unisce alla flora una variegata fauna, con gli amici gatti a far da padroni di casa.
La gastronomia è generosa così come gli alimenti del mercato settimanale, mostra di sontuosi ortaggi, pesce, mandorle, pistacchi, pomodorini, agrumi.
La provincia non è meno ricca d’interesse: ospita il più alto numero di riserve naturali della Sicilia, e insieme a Siracusa sono Patrimonio dell’Umanità Unesco anche le necropoli rupestri di Pantalica e le città tardo barocche della Val di Noto.Noto, appunto.
La capitale del Barocco siciliano, costruita ex novo in territorio vergine dopo il terremoto del 1693: una città fin troppo coerente, creata da aristocratici e prelati. Tutta monasteri e dimore nobiliari, costruiti in pietra bianca mielata dal colore cangiante secondo la luce e l’ora del giorno. Il centro storico-museo si passeggia principalmente in esterno, abbandonato per la sua monumentalità poco utile alle persone comuni; è stato il crollo della cupola della cattedrale, nel 1996, a ridare vita alla città attirando l’attenzione dei media. Via Nicolaci, ricoperta a maggio dall’infiorata, vanta i balconi barocchi più belli del mondo. Ogni stagione è giusta per visitare questi luoghi ospitali. Splendida in primavera e autunno, culturale in maggio e giugno per la stagione teatrale, vacanziera in estate, Siracusa regala in inverno una veste intima e tranquilla, verdissima. Può aggredire con il vento freddo: ma quando spunta il sole è come primavera. ( Fonte: www.gazzettadiparma.it)

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