Siria: Washington Post, ' siti archeologici siriani saccheggiati dai gruppi armati'

Pubblicato il da oleg

http://italian.irib.ir/media/k2/items/cache/ae331d28ef608a0d7d6c0cc63c01e9f4_XL.jpgAnche il Washington Post di oggi denuncia la gravissima situazione dei siti archeologici siriani saccheggiati dai gruppi armati sponsorizzati, che si sta assicurando in questo modo nuove "fonti di finanziamento".

Il direttore generale delle Antichità e dei Musei di Siria, Mamoun Abdul Karim, fu il primo a dare l'allarme, avvertendo in un'intervista alla Associated Press il pericolo di contrabbando di antichità in Siria e chiedendo in occasione di un seminario organizzato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per Scienza e la Cultura (UNESCO) ad Amman una risoluzione che vieta questo genere di traffici. In particolare, il "Washington Post" ha raccontato la situazione nella zona di Mafraq, al confine siro-giordano. Jihad Abu Saud di Idleb racconta candidamente che "alcuni giorni sono combattenti, altri archeologi" e che recentemente hanno scoperto ad Ebla alcune lastre di pietra risalenti all'età del bronzo, scolpita in caratteri sumeri. Secondo il giornale, ci sono notizie contrastanti sulla sorte delle Antichità in Siria. La Società per la protezione delle Antichità in Siria, che ha sede in Francia, ad esempio, sostiene che ben 12 musei (su un totale di 36) siano stati saccheggiati, oltre ai numerosi siti archeologici. Pare esista ormai anche una complessa rete di contrabbandieri e commercianti che saccheggiano il patrimonio archeologico del Paese. Inizialmente il cosiddetto "libero esercito" aveva fatto credere di essere impegnato a proteggere questi siti, ma in realtà i suoi leader vedono in questo unicamente "una fonte vitale" di guadagno. Addirittura, Mohammad Abu Hamad, che segue personalmente gli scavi nelle tombe romane vicino a Damasco, sostiene che "il saccheggio delle antichità è parte del nostro diritto di utilizzare tutti i mezzi troviamo". Questo traffico prende la via dei rifugiati siriani in Giordania soprattutto, ma anche in Libano e Turchia.

Fonte: http://italian.irib.ir/notizie/cultura/item/121557