Sul Lago Maggiore il tripudio delle protee

A giugno apre sull'Isola Madre la Terrazza delle Protee, pronta a regalare spettacoli unici con i fiori esotici che arricchiscono uno dei più completi parchi botanici d'Italia.

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Flaminia Giurato (nexta)

Belle, multiformi, con incredibili infiorescenze che vivacizzano il periodo estivo: le protee, a cui Linneo diede il nome ispirandosi al dio Greco Proteus che  poteva cambiare forma come e quando voleva, sono piante floreali della famiglia Proteacae, originarie dell’Africa australe. Arrivarono in Europa già nel Settecento dal Sudafrica, di cui ne è il simbolo, adattandosi al clima del Vecchio Continente e stupendo anche nei secoli passati per l’aspetto esotico. Esistono numerose specie di protea ( ne sono state censite 117 tra Africa Australe, Australia, Nuova Zelanda e Sud America), ma in Italia le più diffuse sono la Protea cynaroides e la Protea neriifolia. Si presenta con un ampio arbusto che può arrivare anche agli 80 cm, le foglie color verde scuro dalla forma allungata che si sviluppano su lunghi fusti rossastri e grandi fiori che ricordano carciofi e cardi dall’aspetto spinoso. Dalla primavera inoltrata fino alla fine dell’estate regalano panorami unici, ecco perché vale la pena recarsi al Lago Maggiore dove da giugno va in scena la prima collezione ampia di protee a cielo aperto in Italia.

Precisamente è l’ Isola Madre, la più grande delle tre isole e la più caratteristica del Golfo Borromeo, ad ospitare la Terrazza delle Protee. Non solo quindi le spettacolari fioriture di azalee, rododendri, camelie e gli antichissimi glicini che rendono unici e romantici i pergolati del famoso Giardino all’Inglese. Non solo il Palazzo della famiglia Borromeo dalle bellissime stanze come la Sala delle Bambole, la Sala delle Stagioni e quella dedicata al Teatrino delle Marionetta. A rendere ancora più incantata l’atmosfera magica che si respira in questo luogo, a fianco di pavoni, pappagalli e fagiani che vivono in libertà, anche il tocco tropicale della nuova coltivazione che arricchisce ulteriormente i giardini dell’Isola Madre, già riconosciuti come uno dei più bei parchi botanici italiani grazie alla varietà di specie.

Le protee danno il meglio di se in ambienti caldi e secchi, condizioni che non offre certo il clima dell’Italia del nord, specie in zona lacustre. Qualche privato collezionista ha sperimentato diversi tentativi di inserimento in suolo nostrano, cosi come alcuni ricercatori universitari. E solo dopo anni di piantumazione ed acclimatazione di questa specie sono riusciti a rendere ancora più completo il Parco Botanico dell’Isola Madre con la zona dedicata alla Flora Australe e finalmente il momento è arrivato, con non pochi esperimenti per ovviare ad ogni tipo di problema meteorologico e di adattamento.

Ad esempio, contro il vento di tramontana che spira generalmente sull’isola dalle 7 alle 9 del mattino si è deciso di creare una barriera frangivento composta da allori e da un filare di querce da sughero arrivate dalla Spagna. Sono state costruite 8 aiole rettangolari e nel 2009 finalmente sono nate le prime protee in piena terra, grazie anche al felice incontro con alcuni esperti ed appassionati che hanno svelato ai giardinieri dell’isola alcuni segreti sulla coltivazione delle protee.

Oggi questo splendido fiore ha trovato un luogo ideale dove crescere e fiorire, portando una scheggia di vegetazione proveniente dall’altro emisfero alle nostre latitudini. Se in concomitanza con la prima delle grandi fioriture, a giugno, non si potesse essere presenti, niente paura:  la seconda è prevista a settembre ed ottobre e nel periodo di mezzo non mancheranno di certo altri variopinti spettacoli,  con altrettanto suggestive piante tipiche della flora sud africana in fiore come gli agapanti, le gerbere, le gazzanie qualche specie di pelargonium e le kniphofie.
Fonte: www.lastampa.it
(Nexta)

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