Terra del Fuoco: Capodanno alla fine del mondo - di Irene Cabiati

http://www.lastampa.it/rf/image_lowres/Pub/p3/2013/12/19/Speciali/Foto/RitagliWeb/8KS4GPI05704-kF7H-U10201655153684JHE-426x240@LaStampa.it.jpgC’è una famigliola che custodisce la luce di Capo Horn, lo scoglio estremo a Sud dell’America Latina, completamente disabitato. Il padre, militare della marina cilena, sua moglie e i suoi due figlioletti. Il compito dell’uomo è di dare assistenza ai naviganti in difficoltà. Non sono più i navigatori dei velieri che doppiavano il Capo per trasferire merci e migranti da una parte all’altra del mondo: in centinaia incontrarono la morte risucchiati dalla ferocia dell’acqua squassata dallo scontro fra due oceani, Pacifico e Atlantico. Oggi vi transitano le petroliere e pochi coraggiosi velisti. Su di loro veglia il guardiano del faro quando, persi nella schiuma ghiacciata dei frangenti, non riescono più a governare le imbarcazioni. 

 Oggi a Capo Horn si approda su confortevoli navi da crociera, da settembre ad aprile, o lo si sfiora con i ferry boat in viaggio fra Punta Arenas (Cile) e Ushuaia (Argentina). Di qui partono le crociere per la Fine del Mondo, di 3-4 giorni, su navi della Compagnia Cruceros Australis. La prima emozione arriva quando il comandante comunica che non ci sono collegamenti ad Internet per dare un senso quasi mistico all’esplorazione. Ogni giorno si scende a terra e l’escursione è preceduta da una conferenza sugli aspetti naturalistici. 

Da Punta Arenas navigando nello Stretto di Magellano ci si ancora nella Baia Ainsworth ai piedi del Ghiacciaio Marinelli per un primo approccio con gli animali (gli elefanti marini) e la foresta magellanica: cascate, boschi popolati da uccelli e rade dai cespugli modellati dal vento che si colorano di fiori fondendo il profumo speziato con quello salmastro dell’aria frizzante nell’atmosfera surreale dei luoghi disabitati. Un forte impatto emozionale che esplode all’isola di Tucker dove transitano i piccoli pinguini magellanici e i cormorani, indaffarati a fare nidi e nella cova, sotto lo sguardo arcigno degli avvoltoi . E ancora, il giorno dopo, il ghiacciaio Pia che si sfalda inesorabilmente come tutti gli altri, a causa del surriscaldamento, offrendo uno spettacolo che paralizza e affascina.

Nel canale di Beagle, la sfilata nel viale dei ghiacciai (Spagna, Romanche, Germania, Italia, Francia e Olanda) fino alla baia di Wulaia che fu popolata dai nativi Yamana, sterminati dalla colonizzazione. Oggi ci navigano solitari pescherecci e sull’isola Navarino un minuscolo museo ricorda, fra l’altro, lo sbarco di Darwin a bordo del Beagle nel 1833. Anche qui si può godere la magia dei boschi popolati da castori.

Infine, prima di approdare a Ushuaia, lo sbarco a Capo Horn: da una minuscola spiaggia ci si arrampica su una scala ripida per raggiungere il faro, poi, attraversando una distesa d’erba e giunchi, si raggiunge il monumento dedicato ai naufraghi di Capo Horn. A precipizio sull’oceano davanti al promontorio (425 metri) - a Nord il continente americano a Sud l’Antartide, si respira la voce del vento che incessantemente mormora storie antiche di coraggio, speranza, prigionia e morte.

Fonte: www.lastampa.it

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