Tra musica e magia nera nei rituali africani

Pubblicato il da oleg

http://l1.yimg.com/bt/api/res/1.2/3uuRJ__oJpfZan0dLzxscg--/YXBwaWQ9eW5ld3M7cT04NTt3PTQwMA--/http://l.yimg.com/os/254/2012/05/22/TRA-MUSICA-E-MAGIA-NEI-RITUALI-DELLE-CULTURE-AFRICANE-jpg_142724.jpgLa musica esiste da tempi molto antichi, sicuramente da prima ancora che ne rimanesse traccia storica. Non c'è stata civiltà che prima o poi non abbia sviluppato un proprio sistema musicale, o che non ne abbia adottato uno. La parola musica deriva dalla parola greca moysa, musa. L'idea occidentale di musica quindi generalmente rimanda a una cosa gradevole, perfetta.

Si può presumere che le primissime forme di musica siano nate soprattutto dal ritmo: magari per imitare il cuore che batte battendo le mani, o il ritmo cadenzato della corsa, del galoppo; oppure alterando, per gioco suoni emessi durante un lavoro faticoso e monotono, come pestare il grano raccolto per farne farina, o chinarsi per raccogliere piante e semi. Per questi motivi, e per la facilità di costruzione, è molto probabile che i primi strumenti musicali siano stati strumenti a percussione.

L’idea di una produzione musicale in chiave estetica apparterrebbe ad una cultura particolarmente avanzata. Regredendo invece nel passato, risalendo addirittura ai primordi della civiltà e della cultura, si ritrova una strettissima correlazione tra le manifestazioni musicali e le pratiche magiche, al punto da poter parlare della musica come il risultato di un’evoluzione che comincia proprio dalla magia. La musica è integrata nella vita del gruppo sociale, nelle pratiche di lavoro, in quelle domestiche, nelle circostanze festive, nella danza, e in particolare nei rituali magici.

Tra le prime civiltà di cui si hanno testimonianze musicali c'è quella Egizia, dove la musica aveva un ruolo molto importante: la leggenda vuole che sia stato il dio Thot a donarla agli uomini.  La civiltà Egiziana fu, nel corso della sua millenaria storia, indissolubilmente legata alla magia, come credenza nel potere delle parole magiche, negli incantesimi, negli oggetti e nella rappresentazione di cerimonie accompagnate dalla recitazione intonata di formule.

Nonostante non siano presenti tracce di una notazione musicale, in molti testi geroglifici anche antichissimi, gli studiosi hanno riconosciuto senz’ombra di dubbio caratteristiche tali da rivelare la presenza di canti e musiche connessi a riti magici. Uno dei documenti più antichi e di maggior interesse è un inno al Nilo, che corrisponde ad un incantesimo per ottenere la pioggia. Questo rito era di competenza del faraone che, intonando quest’inno, assicurava al paese l´acqua tanto attesa. Vi si trova tutta una serie d’invocazioni ritmiche che testimoniano sia un´idea musicale, sia il carattere magico. Altro documento antichissimo sono le iscrizioni incise nella piramide del re Unis della V dinastia. Nella camera mortuaria del re si trovano intere pareti di geroglifici: testi con un rituale per i defunti, preghiere, e formule per guarire o preservare dal morso degli scorpioni e dei serpenti. Tutti si riallacciano a operazioni magiche, nelle quali certi risultati dovevano essere ottenuti attraverso l’aiuto della voce modulata e del ritmo, e in tutti la formula era destinata a sostituire un’azione reale, attraverso un rito magico appunto.

Nella piramide di Unis la parola incantesimo è espressamente nominata, ma mentre per noi incantesimo designa un qualsiasi atto magico, nella lingua egizia la stessa parola significa cose cantate. Nelle formule ritrovate nei geroglifici balza agli occhi evidentissimo tutto quanto può risvegliare l’idea musicale: ritmo, simmetria, opposizione, equilibrio, allitterazioni e così via. Tutte queste formule sembrano destinate al canto, e altro non furono in origine che canti d’incantatori di serpenti.
 
L’ambiente per la musica tradizionale africana è collettivo: la musica appartiene all’intera comunità. Non esiste una persona che non possa cantare! La qualità della voce non è fondamentale, è lo stato del cuore che si rivela essere di maggiore importanza. La musica non è vista nel contesto tradizionale africano come qualcosa in se’ stessa, ma correlata a varie esigenze e possiede uno specifico potere. Essa è ricordo come memoria storica collettiva, comunità come coesione sociale, salvezza come vincolo col mondo spirituale/magico, e tutte queste combinazioni danno alla musica il suo vero significato.

Nella musica africana il ruolo degli strumenti non è semplicemente d’accompagnamento. Gli strumenti africani costituiscono la musica, così come la voce, essi parlano, creano ambientazioni magiche. Vi sono infatti tamburi parlanti che trasmettono messaggi molto chiari per le popolazioni. La più profonda disposizione e l’armonia con il cosmo, non sono tenute racchiuse nell’intimo, bensì l’individuo le mostra attraverso danza, esprimendo il suo mondo interiore all’esterno. La musica africana è quindi il veicolo per l’espressione della magia e della religiosità.

La religione tradizionale africana non ha testi scritti. L’unica maniera per trasmettere la fede e l’etica della società è tramite la tradizione orale e attraverso rituali e simboli. La musica come unica forma di comunicazione realizza questa trasmissione in maniera teatrale, facile da assimilare. Essa è una forma di rituale magico, provoca energia spirituale e ha un effetto trascendentale. Un africano che canta, suona strumenti musicali o danza, cerca di entrare nei domini spirituali in armonia coi ritmi del cosmo.

Nei brani, i cantanti africani esprimono la loro credenza nella provvidenza, pregano per la salvezza del popolo, chiedono protezione. Raramente nella società tradizionale di questo popolo, la musica è eseguita per guadagnare.  L'uso degli strumenti musicali poi può assumere valenze o significati differenti in relazione all'etnia oltre che alla circostanza e al contesto. Vi è dunque una grande varietà di musiche: musiche da lavoro, ninne-nanne, musiche per il raccolto, per il gioco, o ancora musiche eseguite nel corso di cerimonie rituali, come sepolture o riti di pubertà, musiche per danze, per matrimoni, nascite, musiche d’accompagnamento a processioni e così via. Nelle varie occasioni, come la nascita di un bambino, l’iniziazione e le feste maggiori in cui è suonata, si rivela comunque e in maniera predominante la sua natura magico/religiosa. Queste sono occasioni per ingraziarsi gli spiriti, per pregare e per raccomandare qualcuno.
Fonte: http://it.notizie.yahoo.com/tra-musica-e-magia-nera-nei-rituali-africani.html