Turchia: tra resti millenari prima che l'acqua li sommerga

http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1210257725079_0.jpgPer chi ama ascoltare il respiro dei secoli la Turchia sud orientale conserva un fascino tutto da svelare. Una storia raccontata da pietre color zafferano o sussurrata dal vento che soffia sulle rovine del castello bizantino che domina Hasankeyf, un sito archeologico cullato dal lento scorrere del Tigri. Ed è la stessa melodia che pare muoversi tra le madrasse di Mardin e i monasteri di Midyat, ad un passo dal confine siriano.
Salire i gradini di pietra che conducono alle rovine che dominano la vallata di Hasankeyf significa ritrovare le tracce delle antiche civiltà mesopotamiche: dai sumeri, agli assiri, ai babilonesi per attraversare in un momento la storia fino all’impero ottomano. Mentre, più in basso, per le strade della piccola città, si muove la vita delle famiglie arabe (altro retaggio storico) e curde che popolano quest’area. Tra locali zeppi di uomini intenti a giocare a domino e sorseggiare tè e orti dove instancabili donne velate ripetono gesti antichi. Quello di Hasankeyf è un popolo di pastori e agricoltori minacciato da tempo da una «imminente» catastrofe.
Se il progetto della diga di Ilisu, che arginerà il corso del Tigri poco più a valle, sarà realizzato, l’intera vallata con i suoi tesori artistici sarà sommersa e centinaia di villaggi saranno trasferiti altrove. C'è un clima di incertezza che si trascina da più di trent'anni attorno all'invaso che rientra nel progetto governativo Gap (e finanziato da capitali anche europei) per la gestione dell’acqua nell’Anatolia sud orientale. Di questo non parlano volentieri gli abitanti: «Il governo ha promesso che i resti archeologici saranno salvati e trasferiti in un altro sito. Ma non sarà la stessa cosa, né saranno risparmiati gli scenari e le grotte, che negli anni sono state rifugio dei pastori». Lo racconta Seit, 23 anni, mentre vende ornamenti e piccolo artigianato in città. «Non c'è fiducia e le opinioni degli esperti sono contraddittorie, non si può che aspettare». A manifestare il dissenso sono intanto gli attivisti internazionali e gli ambientalisti impegnati da anni per frenare il progetto. Le campagne del comitato «Facciamo vivere Hasankeyf» coinvolgono anche i politici legati alla minoranza curda che in questi luoghi rivendicano le origini della loro cultura, non riconosciuta a causa del centralismo turco.
Oltre gli incantati paesaggi di questo sito che rischia di essere distrutto, è una strada  polverosa a condurre al piccolo centro di Midyat. Tra le vie della sua parte più antica, la città conserva il monastero siriano-giacobita di Deyrelumur, ancora aperto al culto. C'è anche una chiesa che risale al 1958: «E' la prima e l’unica costruita dalla fondazione della repubblica turca - spiega Samuel, volto increspato e abito elegante mentre rientra a casa dopo la preghiera. Sorride mostrando che sa scrivere il suo nome in aramaico: «E' una lingua antichissima - aggiunge con un tocco di orgoglio - si dice fosse la lingua di Cristo» e poi se ne va perdendosi lungo le strade della città bassa zeppe di bancarelle dal profumo di spezie. A conservare  misteri infiniti, è   Mardin, nota come «la città delle pietre». Decorate o modellate dal tempo, le pietre di Mardin delineano le case strette attorno alle vie tortuose oppure aggiungono forza alle madrasse che sorgono all’apice di questa città in cui è facile smarrirsi. Salendo sul tetto della madrassa di Isa Bey del XIV sec è   lo sguardo a perdersi lungo una pianura irreale che si allunga oltre i minareti e le mura della città per giungere senza ostacoli fino al confine siriano. ( Fonte: www.gazzettadiparma.it)
Autore: Maria Illica Magrini

Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Cedistic © 2014 -  Ospitato da Overblog