" Tutta la semplicità di Cézanne finalmente a Milano" di Giulia Valsecchi

http://www.linkiesta.it/sites/default/files/imagecache/immagine_620_fixed/uploads/articolo/immagine-singola/cezanne1.jpgAix-en-Provence, rue Boulegon. Il maestro ha un incedere malfermo, si copre di una mantellina e i suoi occhi sono rossi e gonfi di anni. Soffre per sua stessa ammissione di una naturale timidezza e di un disordine che dimostra con un΄apparenza arcigna del tutto ingannevole.

Su didascalie simili Émile Bernard, poeta e pittore, narra l΄incontro di un mese con Paul Cézanne ritiratosi nel Mezzogiorno della Francia. È il 4 febbraio 1904 quando, dopo vent΄anni di quieta devozione, Bernard si decide a raggiungere il maestro misantropo che mai sarebbe arrivato al Salon della capitale, se non in una retrospettiva post-mortem. Quasi un palcoscenico la lunga scala d΄ingresso che separa l΄allievo dall΄inesausto ricercatore del motivo tra natura ed equilibrio della soggettività pittorica. Il piccolo borghese non ammesso all΄Ecole des Beaux Arts, ma assiduo frequentatore di classici veneziani e corsi gratuiti di disegno.

Per la prima volta, Milano dedica a Cézanne una retrospettiva di 40 opere in esposizione a Palazzo Reale fino al 26 febbraio 2012. Un attraversamento che dalla fase primaria “d΄aprés”, di derivazione da dipinti celebri, muove fino ai paesaggi e ritratti che tendono persino a rarefarsi. Emblematica su tutte quella Testa di donna da Rubens (1869-73) che apre ad allegorie delle quattro stagioni tradendosi già con qualche bagnante dalla carnalità stesa con la spatola. E dalle prime e ultime nature morte ci si muove lenti verso Rocce e rami a Bibémus e Contadino seduto, entrambi realizzati tra il 1900 e il 1904.

Sono tutto questo gli ateliers du Midi: la messa a nudo dai primi tratteggi emulativi che decorano la casa di campagna, fino alla vecchiaia che, nella costante perfezionista, cade e si rialza davanti al simulacro naturale. C΄è l΄oracolo di Sainte-Victoire, il complesso roccioso che non cessa di scolpirsi nell΄insoddisfazione del pittore dall΄andatura più simile a un capo-brigante che a un artista alieno al mondano. Il motivo è allora l΄ossessione e la meta di uno sperimentatore affannato con la disciplina di un artigiano e l΄elevazione dei contrasti. Un solitario che intuisce l΄intoppo finale dell΄Impressionismo e già risponde con l΄avanguardia di linee e colori deformanti, pur nell΄offuscamento sofferto della vista, cui tanto semplicisticamente è stata attribuita la sua intelligenza pittorica.

Il maestro partecipa diligentemente alla messa domenicale, ma non rinuncia alle uscite in campagna. Nemmeno alla morte della madre tanto amata. Di lui si prende cura la sorella Maria che ne conosce la passione per Baudelaire e gli orari di levata del mattino. La sua giovinezza sembra essersi dispersa lungo una strada imprecisa, a studiare legge per volere del padre, prima negoziante di cappelli e poi banchiere, e poi a goderne la rendita per dipingere fino all΄ultimo respiro.

A volte le dichiarazioni di Bernard sul suo maestro sono esplicite al punto da non risparmiare nemmeno quel panciotto sbottonato che lo rende distratto e molesto alla provincia benpensante. Eppure, Cézanne non si distacca mai dal sacrificio di una pittura in divenire, la sua è un΄improvvisazione calcolata e manifesta sia nelle celebri vedute all΄Estaque, sia quando di lui scrive:

Il maestro, inoltre, non conosce la musica, nutre soltanto una vaga impressione e un risveglio di nomi come Wagner. Disprezza i critici d΄arte e ammira soltanto i pittori. Vive il richiamo quotidiano del motivo con la profondità di una natura che necessita di azzurri per «dare aria». Detesta essere toccato, perché la sua unica salvezza e occupazione quotidiana è dipingere.

Ma si potrebbe chiedere anche oltre allo scambio epistolare tra Bernard e l΄artista intento a prediligere un sentire giusto e a giurare di morire dipingendo, come di fatto avviene durante un temporale nel 1905. Perché ogni retrospettiva è davvero un΄infilata di domande, segreti e versioni cui Cézanne risponde con un΄instancabile "sensazione colorante". «Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere?» chioserebbe Allen in Manhattan. «Ecco un΄ottima domanda. Beh, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me... io direi... […] quelle incredibili... mele e pere dipinte da Cézanne».

( Fonte: www.linkiesta.it)
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