Viaggio a Nordest. I fiordi orientali e il futuro dell’Islanda ( quinta parte)

Quarto giorno, risveglio a Höfn, e tanto per cambiare ci sono le nuvole. Una cappa scura che ci abbandona solo verso mezzogiorno, mentre risaliamo la costa, verso nord. Il maltempo ci fa godere di meno qualche fiordo interessante e pochissimo abitato. Quando le nuvole si diradano è tempo di deviare all’interno su una lunga strada sterrata che ci porta a Egilsstaðir, per poi tornare di nuovo verso il mare e concludere la giornata con un tramonto di mezzanotte sui fiordi.

Cosa vedere

Egilsstaðir è la città più importante della regione: non è una meta particolarmente turistica, ma è lo snodo stradale da cui si raggiungono i fiordi orientali e il nord del Paese. Una sosta praticamente obbligata. Trenta chilometri e uno splendido valico punteggiato di cascate la separano da Seyðisfjörður, villaggio di pescatori che si anima all’arrivo del traghetto che fa la spola con la Scandinavia. Questa è la zona più economicamente in difficoltà del Paese, ed è in cerca di un rilancio. Che però rischia di avvenire nel modo sbagliato.

Nel giugno del 2007 l’Alcoa, terza industria produttrice di alluminio al mondo, ha costruito una mastodontica fonderia sulle rive del Reyðarfjörður. La popolazione del luogo è raddoppiata con l’arrivo di quasi 2000 operai, in gran parte stranieri, e l’impianto ha iniziato a lavorare a pieno regime – e a inquinare, naturalmente. Si tratta della manifestazione più evidente di una questione relativamente nuova per l’Islanda: come fare i conti con lo sviluppo industriale senza violentare l’ambiente.

 

Focus on: sviluppo contro ecologia. Fra dighe e fonderie, è l’ambiente che perde

 

Deviando verso l’interno attraversiamo altopiani eletti a pascolo dalle pecore, e valichiamo passi molto alti e panoramici, con frequenti tratti su terreno accidentato. Mentre attraversiamo questo paesaggio piuttosto aspro, cerchiamo di capire dove si trova, e se è stata ultimata, la diga di Kárahnjúkar, protagonista di uno dei progetti più controversi che abbiano mai interessato l’Islanda. Si tratta di una 'grande opera' alla cui costruzione ha partecipato anche l’italiana Impregilo; la sua funzione è creare un bacino artificiale collegato a una centrale idroelettrica, che servirà ad alimentare principalmente proprio la fonderia di alluminio. Per i sostenitori, la diga permetterebbe alla popolazione del luogo un certo benessere economico, fermandone l’emigrazione; ma in molti evidenziano che questa costruzione comporta una devastazione ambientale mai vista in Islanda, perché le acque sommergeranno una vasta porzione di territorio ancora incontaminato.

La strada che percorriamo, passa piuttosto lontano dal sito della diga, e non ci sono indicazioni per raggiungerla. Non abbiamo potuto vedere con i nostri occhi che cosa sta succedendo, ma qualche anno fa la zona è stata esplorata dagli autori di un documentario italiano, che sul sito 90° Est raccontano il loro viaggio.

Curiosità

La diga di Kárahnjúkar è fra i temi toccati da un altro documentario, questa volta dedicato alla musica. Heima è il film che racconta il tour della band islandese dei Sigur Ròs, che nel 2006 hanno dato una serie di concerti gratuiti in alcuni luoghi insoliti del loro paese. Una di queste tappe era proprio Kárahnjúkar: qui il gruppo tiene un concerto di protesta che diventa una performance struggente, un vero canto d’amore e di dolore per la natura che muore. L’intero film è splendido e vi consigliamo di vederlo tutto, ma se vi interessa solo lo spezzone in questione, lo trovate facilmente su Youtube. ( 5 - Segue)

( Fonte: www.ilcambiamento.it)

Autore: Miriam Giudici

 

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