Viaggio nell'Islanda del cambiamento, un diario a puntate ( prima parte)

Fin da piccola ho un debole per le cartine geografiche. A scuola mi perdevo a fantasticare sulle mappe appese alle pareti, e naturalmente ad attirarmi di più erano i nomi più bizzarri, le forme più strane, le terre più lontane.

Quanto a lontananza, sulla cartina dell'Europa, nessun posto batteva l'Islanda: di solito si trovava in un riquadro a parte, a segnalare che, in realtà, avrebbe dovuto trovarsi oltre i bordi della cartina. La capitale si chiamava Reykjavík: un nome con una y, una j e ben due k! Più avanti seppi che in quel luogo affascinante esistevano anche geyser e vulcani attivi. Divenne subito il mio Paese preferito. Ma era più un sogno, qualcosa di ben al di là dei miei orizzonti reali.

Nell'estate del 2009 e, ancora, in quella del 2010, ho potuto trascorrere una decina di giorni in Islanda. Come molti turisti, mi sono avvicinata a questa nazione in seguito alla peggiore crisi economica che l'abbia colpita in tempi recenti: la kreppa, il collasso delle banche avvenuto nell'ottobre del 2008, ha praticamente spazzato via i principali istituti di credito, e insieme a loro i risparmi di gran parte della popolazione.

Il valore della corona islandese è crollato, rendendo possibile per gli stranieri visitare il Paese spendendo cifre ragionevoli. E gli Islandesi si sono subito rimboccati le maniche, puntando sul turismo per avere una chance di ripresa: sono state aperte nuove rotte aeree per l'Europa, Italia compresa, e da quest'estate lo splendido sito Inspired by Iceland mira a far conoscere al resto del mondo le meraviglie della terra dei ghiacci.

Nonostante questi investimenti, l'Islanda resta meta di un turismo di nicchia, dai numeri limitati: questo Paese è grande più o meno come il nord Italia, ma è abitato da poco più di 300mila persone. La metà vive nella capitale e nei suoi immediati dintorni. La capacità ricettiva è limitata, in una terra inospitale e tormentata, coperta di neve e ghiacci per buona parte dell'anno. Le attività principali sono la pesca e l'allevamento degli ovini, e per molti islandesi il turismo rappresenta una fonte di entrate secondaria, anche se sempre più importante.

Questo fa sì che, nel nostro continente, l'Islanda rimanga l'unico luogo dove si può ancora sperimentare che cosa vuol dire essere lontani da tutto e da tutti e venire in contatto con alcune delle manifestazioni più imponenti della forza della natura.

In Islanda, tutto sembra più grande, il cielo più vicino, il mare più sconfinato. Ma, strano a dirsi, in un luogo così diverso, pur sentendo parlare una lingua così ostica, molti visitatori si sentono subito protetti e a loro agio. Per me, quando sono ritornata dopo un anno, è stato un po' come rivedere casa.

Questo diario a puntate è il frutto delle note sparse dei due viaggi che ho compiuto ad agosto 2009 e giugno 2010, e che ho ricomposto in quello che può essere un unico itinerario percorribile con un'auto a noleggio. Il percorso segue la strada statale numero 1, la cosiddetta “Ring Road”, che compie una sorta di periplo dell'isola seguendone, grosso modo, la costa. Si tratta della principale via di comunicazione del Paese ed è quasi completamente asfaltata. Un'importante deviazione è quella per la selvaggia regione dei Fiordi Occidentali, che meriterebbe un viaggio a sé.

Questo itinerario basterebbe per vivere un'esperienza di viaggio incredibile e farsi un'idea di massima del Paese. Ma, se avete tempo e risorse, concedetevi delle soste lungo il percorso, godetevi la bellezza dei luoghi, e magari addentratevi nell'interno con delle guide, se non siete esperti nel condurre i fuoristrada. ( 1- Segue) 

( Fonte: www.ilcambiamento.it)

Autore: Miriam Giudici

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