" Virgilio. Volti e Immagini del Poeta" a Mantova, Palazzo Te

http://www.italica.rai.it/immagini/arte/virgilio_volti_immagini_poeta/ignoto_virgilio_cattedra121.jpg“Publio Virgilio Marone mantovano fu figlio di umili genitori, specialmente il padre, che alcuni dicono fosse un vasaio, altri che da principio fosse un bracciante al servizio di un tale Mago, messo municipale, di cui poi sposò la figlia; e da allora si arricchì vendendo legna e facendo l'apicultore”. Queste le prime notizie sul futuro cantore dei campi e di Roma tramandate da Svetonio.

Da Andes (oggi Pietole, all'uscita del Mincio dal Lago Inferiore), il villaggio a tre miglia da Mantova dove era nato il 15 ottobre del 70 a.C , il promettente figlio dell’apicultore si era trasferito prima a Cremona, poi a Milano e infine a Roma per studiare lettere greche e latine, ma anche matematica, medicina ed eloquenza. Avvocato mancato, giunto a Napoli, entrò in contatto con il circolo di Mecenate, grazie al quale conobbe Augusto, diventando l’Omero sul Tevere, il maggiore poeta di Roma e dell' impero. Morto nel 19 avanti Cristo, a 51 anni, di ritorno da un viaggio in Grecia, e sepolto a Napoli sulle pendici orientali della collina di Posillipo, il sommo poeta conobbe subito una straordinaria fortuna e la sua vicenda biografica e letteraria ha affascinato i maggiori ingegni di ogni tempo: Dante, Petrarca e Boccaccio, Leonardo, Giorgione e Michelangelo, Ariosto, Leopardi (che volle essere sepolto accanto a lui, nell’area archeologica sopra Piedigrotta, nel frattempo divenuta meta obbligata del Grand Tour) fino a Thomas Eliot, che a Virgilio si riferirà come a un modello superiore di classicità e armonia.

Dall'epoca classica al Medioevo e al Rinascimento, per arrivare al Novecento, passando attraverso il Barocco e il Romanticismo, il cantore del viaggio di Enea e la sua sublime poesia hanno ispirato un numero infinito di opere d’arte molte delle quali sono ora esposte nella straordinaria mostra allestita a Palazzo Te a Mantova, la città che al poeta ha dato i natali e che già nel 1190 un'iscrizione celebrava come urbs virgiliana.

Impeccabile d’altra parte la scelta della “Villa dei Tigli” (il nome di Palazzo Te deriva infatti da Tejeto (tiglieto), ovvero località dei tigli, o di capanne, dal latino atteggia) dove Virgilio è di casa, immortalato da Giulio Romano nella decorazione pittorica della Loggia delle Muse che riprende la bizzarra iconografia elaborata in area mantegnesca della “testa di Virgilio nella vasca”. Il volto del poeta fa da bocca della vasca di una fonte diventando così il simbolo inesauribile di creatività e saggezza a cui attinge l’intera città di Mantova.

Nella suggestiva Ala Napoleonica dove è allestita la mostra, sono riuniti oltre sessanta pezzi, tra sculture, incisioni, monete, medaglie, antiche edizioni a stampa illustrate, dipinti e bozzetti, che raccontano la straordinaria fama goduta nei secoli dal poeta profeta, “cristiano senza Cristo”, come è stato definito dall’antichità in poi, che, benché pagano, ha cantato nella quarta Ecloga la nascita di in fanciullo pacificatore del mondo.

Pezzo forte della rassegna è il celeberrimo mosaico del III secolo dopo Cristo, rinvenuto nel 1896 dall’archeologo francese P. Gauckler durante gli scavi di una villa romana presso Hadrumetum, città dell’Africa proconsolare romana e odierna Sousse, in Tunisia. Il prezioso reperto, conservato nel Museo del Bardo di Tunisi, dal quale esce per la prima volta, raffigura Publio Virgilio Marone circondato da due Muse. Che la figura raffigurata al centro sia effettivamente il poeta lo si ricava dai versi dell’Eneide leggibili nitidamente sul “volumen” srotolato che il personaggio togato tiene in mano.Virgilio è raffigurato al centro, seduto in cattedra, e in compagnia di due figure femminili identificate come muse dalle acconciature piumate. Sono Calliope, musa della poesia epica, che regge un rotolo aperto e Melpomene, musa della poesia tragica, recante in mano una grossa maschera. La loro raffigurazione alle spalle di Virgilio “al lavoro”, come indica il rotolo aperto verso di lui e non verso l’osservatore, esprime la felice unione di arte epica e drammatica che si realizza nell’”Eneide”. Attraverso il dettaglio della toga di lana chiara e dalla forma complicata indossata dal poeta, in voga tra l’età degli Antonini e quella dei Severi, è stato possibile datare il mosaico al III secolo. Fondamentale testimonianza dell' influenza culturale romana anche in quei luoghi il mosaico di Tunisi rappresenta forse l' unica, credibile immagine del volto di Virgilio, probabilmente derivata da un ritratto eseguito quando era ancora in vita. In questo che è il suo ritratto più antico, il volto del poeta presenta caratteristiche fisiognomiche molto forti e molto diverse dal volto dolce, giovanile e apollineo che tanta fortuna ha goduto nei secoli, ma straordinariamente corrispondente ai racconti dei suoi primi biografi romani come Svetonio che lo descrive “allampanato, colorito scuro, viso contadino, salute precaria per il mal di stomaco, l’emicrania frequente e gli sbocchi di sangue”.

Intorno a questa pièce de résistence la mostra riunisce opere famose, ma anche poco note o inedite di altissima qualità, come la seicentesca "Morte di Didone" di Pietro Testa, capolavoro di grande pathos, un tempo attribuito a Poussin, ritenuto perduto e riemerso dai depositi degli Uffizi dopo un recente restauro. In mostra sfilano i tanti volti del poeta: dal Virgilio in cattedra in marmo rosso di Verona, emblema civico e politico della Mantova duecentesca, a una stampa attribuita a Girolamo Mocetto, al disegno autografo di Giulio Romano “Augusto e la Sibilla” conservato a Monaco di Baviera, a un frammento di affresco del poeta con la syirinx , il flauto a più canne, attribuito a Rinaldo Mantovano, e ritenuto copia del disegno di Romano. Proposta inoltre una selezione della ricca numismatica di epoca gonzaghesca che dal 1300 arriva fino ai giorni dell'ottavo duca, Carlo I Gonzaga Nevers (1627-1637). E ancora grandi tele sei e settecentesche ispirate a episodi della Divina Commedia e dell' Eneide, come quelle di Filippo Napoletano e di Rutilio Manetti, dedicate all'ingresso dei due poeti nel regno degli Inferi o quella, rococò, di Sebastiano Conca, che raffigura Enea nei Campi Elisi. In epoca neoclassica e preromantica è la tomba del poeta a Piedigrotta a influenzare la sensibilità di viaggiatori e artisti come Hubert Robert e ancor più Joseph Wright of Derby che fu talmente suggestionato dall' atmosfera del luogo da dipingerne ben sei vedute. In mostra tuttavia non vi sono solo dipinti ma anche edizioni tanto antiche quanto preziose del corpus virgiliano, come quella corredata da illustrazioni manieriste su disegni del Beccafumi e la celeberrima edizione di Strasburgo del 1502, curata dal grande umanista Sebastiano Brant e resa ancora più preziosa da xilografie acquarellate.

La chiusura del percorso espositivo è affidata ai progetti e bozzetti di Giuseppe Menozzi, per il monumento che nel 1927 Mantova ha dedicato al suo glorioso cittadino, “de li altri poeti onore e lume” a cui sono affiancati i tanti progetti a lui dedicati ideati da celebri artisti del primo Novecento, tra cui Duilio Cambellotti. ( Fonte: http://www.italica.rai.it)

Informazioni

Mantova, Palazzo Te

dal 16 ottobre 2011 all'8 gennaio 2012

Orari: lunedì 13.00-18.00: martedì-domenica 9.00-18.00

La visita della mostra è regolamentata da un sistema di fasce orarie con ingressi programmati.

La prenotazione è obbligatoria per i gruppi e consigliata per i singoli

Biglietti: intero euro 10; ridotto euro 8

Informazioni: tel.+39 0376 323266

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