Visita al Borgo di Gradella ( Lombardia- CR)

http://www.borghitalia.it/foto/vedere147.jpgIl nome

Originariamente il borgo si chiamava Gardella, dalla probabile unione del germanico gard (luogo fortificato) con ell (in germanico alod, possesso), quindi il significato del toponimo è – secondo questa interpretazione – “possesso della fortificazione”.

La Storia

- VIII- IX sec., probabile esistenza di un presidio longobardo, accanto al quale doveva sorgere anche un castello, la cui distruzione viene fatta risalire al XIII secolo.

- 1186, il borgo fa la sua prima apparizione nella storia: Federico Barbarossa concede a Milano vari possedimenti, tra i quali figurano Gradella e Pandino;

- nel 1198 con il trattato di pace tra Lodi e Milano, i milanesi consegnano ai lodigiani le giurisdizioni civili e criminali sulla circoscrizione ecclesiastica di Lodi, che comprendeva anche Gradella.

- 1442, la metà lodigiana del borgo entra a far parte, con Spino d’Adda e Nosadello, di un feudo concesso alla famiglia Landriani; l’altra metà, Gradella Superiore, rientra nel territorio del ducato milanese e fa parte del feudo di Pandino, che passa nelle mani delle famiglie Visconti, Sforza, Sanseverino, Duarte, per finire nel 1522 alla famiglia d’Adda (la quale, insignita col titolo di marchesi di Pandino, lo tiene sino al 1947).

- 1558, il nobile bresciano Onofrio Maggi comincia ad acquistare terreni e case nel borgo di Gradella; nel 1637 Il feudo di Spino, Gradella e Nosadello passa al gentiluomo milanese Francesco Capra.

- 1692, il marchese d’Adda e la famiglia Capra rimettono i loro possedimenti in Gradella Superiore e Inferiore alla Regia Camera Ducale: nasce così il nuovo feudo di Gradella, assegnato al conte Girolamo Maggi; in quell’epoca il borgo è abitato da 49 famiglie.

- 1868, Gradella, Nosadello e Pandino vengono uniti in un unico Comune.

- 1944, la villa dei conti Maggi è requisita dal comando germanico di Cremona e occupata da Graziani, comandante delle forze armate della Repubblica di Salò; nel 1982 la contessa Camilla, vedova dell’ultimo conte Aymo Maggi, vende a privati i suoi possedimenti in Gradella.

Un angolo di Val Padana ancora intatto

L’abitato rurale di Gradella è considerato nel piano regolatore del Comune di Pandino un centro storico degno di particolare attenzione. Si presenta con le caratteristiche case dipinte in giallo, profilate di mattoni rossi e con le corti comunicanti.

Le fronti porticate, il motivo ornamentale delle lesene in mattoni a vista, il legno come materiale costruttivo che si accompagna al laterizio, fanno di questo borgo un lembo poetico della Val Padana, un “mondo piccolo” che resiste all’invasione dei capannoni, delle villette geometrili, degli ipermercati, degli outlet.

http://www.borghitalia.it/foto/piaceri147.jpgNon è possibile l’espansione edilizia ma solo il recupero del patrimonio esistente, salvaguardando i criteri costruttivi tradizionali, i manti di copertura in coppi, i serramenti in legno, la gamma terrosa degli intonaci, i rivestimenti rustici.

Ai margini del borgo emerge Villa Maggi, già esistente nel XVII secolo, che deve il suo aspetto attuale alle modifiche apportate nei secoli XIX e XX. Al centro di Gradella si erge la Chiesa Parrocchiale costruita a partire dal 1895 e dedicata alla Santissima Trinità e a San Bassiano, mentre innanzi al cimitero è collocata una piccola cappella sul luogo dove si trovava il lazzaretto, sorto durante la peste del 1630.

Da vedere nel territorio del Comune di Pandino il Castello Visconteo, di particolare importanza perché è il meglio conservato tra i castelli costruiti dai Visconti nel XIV secolo.

Edificato da Bernabò Visconti e Regina della Scala nel 1355 come luogo di ricevimenti, battute di caccia e incontri conviviali, ha forma quadrata, eleganti porticati ed ampia corte; delle quattro torri originarie ne rimangono due, mentre ogni stanza conserva le pitture volute dai signori di Milano, soprattutto motivi geometrici alternati agli stemmi di famiglia. Gli affreschi sotto il porticato dell’ala sud sono attribuiti a Stefano da Pandino.

A Pandino troviamo anche la Chiesa di Santa Marta, eretta probabilmente nella seconda metà del XV secolo, con interessanti affreschi votivi databili tra ‘400 e ‘500, e la Parrocchiale di Santa Margherita, riedificata in forme neoclassiche nel corso degli ultimi anni del ‘700, dopo che la chiesa originaria era andata distrutta.

Nei dintorni di Pandino, merita una visita il sito di Palazzo Pignano, con la Pieve protoromanica di San Martino costruita sopra

i resti di una basilica paleocristiana del V secolo d. C.; nella zona dietro la chiesa sono visibili i resti di una villa romana.

Il prodotto del borgo

I prodotti caseari, dai formaggi al burro, in questo angolo di Lombardia sono di grande qualità: in particolare, è da ricordare il panarone, un tradizionale formaggio padano dal caratteristico gusto amarognolo, nato proprio a Pandino.

Altra specialità del territorio è il salame nostrano.

Il piatto del borgo

Vi sono alcuni ristoranti nella zona, ospitati in antichi cascinali, in cui si può fare una bella esperienza culinaria grazie ai prelibati tortelli cremaschi, preparati con amaretti, spezie ed erbe aromatiche, al foiolo cucinato con le verdure e all’irrinunciabile panarone. ( Fonte: http://www.borghitalia.it/html/borgo_it.php?codice_borgo=147&codice=elenco&page=1)

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