" York, una lezione di storia" di Federica Beretta

http://www.gazzettadiparma.it/mediagallery/foto/dett_articolo/1332328002311_0.jpgYork ha il profumo ed il sapore del tè con il latte.  La sua bontà sta nel retrogusto: la cittadina inglese lascia ai suoi visitatori un sapore dolceamaro che rimane nella bocca a lungo. La prima cosa da fare quando si arriva a York, che ha saputo guadagnarsi il ruolo di capitale tradizionale della contea dello  Yorkshire, è perdersi. Abbandonate la cartina, sfilatevi dal polso l’orologio e perdetevi. Il centro urbano è a misura d’uomo e ci vuole tempo per gustare i dettagli che lo rendono unico. Avrete bisogno di farvi guidare solo dai vostri sensi e dall’istinto. Quest’ultimo vi porterà a smarrirvi sulle cinta murarie romane e medioevali che circondano la città, la vista sarà catturata dai pinnacoli della cattedrale e verrà attratta dal verde cangiante dei prati dei cimiteri inglesi. 
L’olfatto sarà adescato dalla fragranza della prelibata cioccolata (pagata a peso d’oro), prodotta nelle botteghe. Il tatto vi porterà a sfiorare le rovine delle antiche abbazie facendovi toccare con mano lo scorrere del tempo, i secoli in cui sono nate e quelli che le hanno lentamente erose. Una luce compatta come la pietra colpisce le guglie della cattedrale di York nelle gelide mattine invernali. Il lucido sole d’oltre Manica non ha la forza per sciogliere il marmo brinato, ma lo rende altero e metafisico. Il tepore dei raggi annega tra il viola, il vermiglio ed il verde delle vetrate che adornano una tra le più maestose cattedrali gotiche d’Europa. Silenzioso ed aitante, se ne sta lì, il «Minster» - così  chiamano la super-chiesa nella  cittadina - lasciando giocare la luce mattutina tra le sue sfaccettature. Lasciando che la vita gli sfili davanti come fa da centinaia d’anni. La cattedrale, che si erge sulle fondamenta di un’antica struttura normanna, fu progettata per competere con quella di Canterbury. Nel 1220 partì la sfida: il nuovo arcivescovo della città,  Walter de Gray, diede il via ai lavori che proseguirono - tra fermi e riprese, tra incendi e crisi - per 250 anni. Il risultato è un capolavoro architettonico di fronte a cui gli uomini del XXI secolo non possono fare a meno di fermarsi estasiati. I pilastri che si slanciano all’infinito, gli archi che si flettono a sesto acuto, le guglie che al mattino lanciano ombre interminabili sulla strada, sono solo lo scrigno dei gioielli che il Minster conserva al suo interno. 
Nulla è stato lasciato al caso: ogni angolo della cattedrale è un’opera di ingegno architettonico e scultoreo.
 L’incanto ha inizio dalle vetrate: sono circa due milioni i frammenti utilizzati per erigere i «mosaici di colori» che adornano le pareti. Tra questi vi è custodito il più ampio in Europa, alto ventitré metri. 
York è stata fondata con il nome di Eboracum nel 71 d.C. A quanto pare il nome della città designata a diventare la capitale della provincia romana del Nord, deriva dall’ampia presenza di facoceri nella zona. Nessun cittadino però si azzardò a ridere del nome bizzarro poiché proprio tra le mura dell’antica Eboracum stava per accadere uno degli avvenimenti che avrebbe cambiato il corso della storia dell’Occidente: nel 306 d.C. fu incoronato Costantino, l’imperatore romano che più di ogni altro favorì la diffusione del Cristianesimo, dal momento in cui comprese l’importanza della nuova religione come strumento di rafforzamento e coesione culturale dell’impero romano. Furono propri i suoi sudditi  ad iniziare la costruzione delle mura che tutt'ora circondano la città. Nel medioevo York divenne poi uno dei fulcri del commercio e dell’economia britannica. In questo periodo proseguì  la costruzione ed il rafforzamento della cinta muraria che oggi è  una tra le più lunghe d’Europa. 
Questa caratteristica passeggiata lungo i bastioni è senza dubbio uno dei modi migliori per gustare la città. Come una pelliccola cinematografica farà passare in rassegna la storia del centro urbano, scena dopo scena mostrerà le rovine romane, quelle medioevali e permetterà di camminare all’altezza dei comignoli in mattoni rossi delle abitazioni del periodo vittoriano. Uno dei luoghi più incredibili per gli inguaribili romantici sono senza dubbio le rovine di St.Mary Abbey. Un tempo l’antica abbazia apparteneva ai potenti frati Benedettini ed era una tra le più ricche del nord d’Inghilterra. E non sarebbe una storia interessante se non ci fossero di mezzo una donna e un tradimento. Enrico VIII si era innamorato di Anna Bolena, ma era sposato con Caterina d’Aragona. Dunque spedì in fretta e furia al Papa la richiesta di annullamento del matrimonio, ma Sua Santità non ne volle sapere. Per farla breve Enrico VIII pensò che la soluzione migliore fosse quella di fondare una nuova confessione religiosa - quella Anglicana - e di porsene a capo. 
Così avrebbe potuto finalmente avere la sua Anna. Il re fece sopprimere gli ordini religiosi e lo Stato incamerò i loro beni. Questo è il destino che toccò anche l’abbazia di St.Mary, che oggi con il suo fascino melanconico fa sognare lo splendore del suo passato. Da St.Mary Abbey si arriva al grazioso centro cittadino che ruota attorno al Minster. Le vie strette e arzigogolate sono una gioia per gli occhi e per la mente. Un’atmosfera ilare e spensierata si rispecchia anche nella cortesia degli abitanti, che talvolta è per noi piacevolmente spiazzante. Si sforzano  di capire traduzioni improponibili dall’italiano all’inglese. E andando a spasso tra chiese gotiche, palazzi vittoriani e botteghe di dischi e libri, ci si ricorderà che uno dei cinque sensi è stato fin ora trascurato. 
La raffinata sala da tè  inglese infatti attende i suoi visitatori per viziarli davanti ad una tazza calda che rincuora le mani ghiacchiate e per lusingare i più golosi con vassoi di ipercaloriche e squisite cheese cakes. Il gusto diverrà un pretesto per riassaporare il piacere del parlare. L’incantesimo della città in fin dei conti è questo: in un luogo in cui si tocca con mano il consumarsi degli anni e dei secoli, in cui ogni pietra trasuda storia, in cui le guglie delle chiese gotiche disegnano la scalata dell’uomo verso l’eterno, York è riuscita a farvi dimenticare del tempo che passa seduti davanti ad una tazza di tè. Col latte. ( Fonte: www.gazzettadiparma.it)
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